Questa succinta mini-guida è dedicata principalmente agli hobbisti ed è frutto di prove ed osservazioni fatte nel corso degli anni. Presenterà certamente delle lacune e potrà non trovare unanime consenso. Occorre inoltre tenere presente che ogni albero è unico e che i fattori edafici che ne condizionano la crescita variano in modo sostanziale (un acero cresciuto a 300 mt. cresce più velocemente e regolarmente di uno nato a 1.800 mt.). Auspico di fornire qualche informazione utile ed auguro buon lavoro a tutti gli interessati.

Il legno

Trucioli, segatura, sudore, impegno mentale ed altre attività collaterali. Questo è il piccolo mondo dello scultore in legno; se però ci si sofferma a pensare solo al legno si ritorna a livelli molto più profondi e remoti. Per i nostri antenati fu il terzo materiale a disposizione per la preparazione di armi ed utensili; la capacità di controllare il fuoco lo fece in breve diventare un elemento primario di sussistenza che migliorò il loro tenore di vita. Anche la lavorazione dei metalli fu possibile solo grazie al legno e segnò in modo indelebile il loro futuro ed il nostro presente.

Il legno è sicuramente più tenero del metallo, può essere lavorato con più facilità e con meno attrezzature, è molto più “pulito”e piacevole al tatto.

E’ una risorsa che, seppure con tempi lunghi, è completamente rinnovabile ad un costo pressoché nullo; queste sue doti hanno fatto sì che il suo impiego si estendesse a tutti i settori delle attività umane.

Tornando al nostro piccolo campo d’impiego di questo nobile materiale cercherò di fare un minimo di chiarezza per chi è alle prime armi e desidera approfondire, anche solo superficialmente, la conoscenza delle essenze più comuni utilizzate a livello hobbistico.

A questo punto occorre fare una debita premessa: la nostra scuola è situata in provincia di Torino, nel nord-ovest del Piemonte, ed il bacino a cui attinge per gli iscritti è compreso nei confini della suddetta provincia. Pertanto non verranno prese in considerazione tipologie di legno esotiche o di difficile reperimento; le scelte sono limitate alle specie italiane più comuni e di consolidata tradizione. Una considerazione da tenere presente è che la scultura è anche un fattore culturale, una forma d’arte “primitiva, e pertanto le popolazioni usavano il legno che avevano a disposizione. In alcune valli il castagno era molto usato, in altre era assente, in alcune il legno principale era il cirmolo e così via. Gli artigiani si adeguavano perciò al materiale di cui potevano disporre ed estraevano da quello tutto il necessario per i loro scopi.

Un’altra premessa da fare è che molte essenze, anche pregiate, possono essere usate nell’arte mobiliera e nei lavori di tornitura con risultati sublimi, ma non per la scultura manuale; nelle note individuali si terrà conto di questa problematica.

Le caratteristiche che contraddistinguono le specie di legno idonee sono molteplici e nella scultura vengono prese in considerazione le seguenti:

– stagionatura

– durezza (compattezza) delle fibre

– presenza di nodi

– uniformità di venature e trame

– presenza di residui lasciati da insetti parassiti

– assenza di crepe e fenditure causate da urti o stagionatura errata

– assenza di macchie profonde dovute, ad esempio, ad infiltrazioni d’acqua a seguito di potature effettuate su piante adulte.

Il legno per la scultura può essere impiegato in diversi formati; i più utilizzati sono i seguenti:

– tavole rettangolari di spessore variabile per il basso ed alto rilievo; sono usate specialmente agli inizi e permettono di realizzare opere di ottimo livello

– blocchi (parallelepipedi) di tavole, piallate levigate ed incollate, fino al raggiungimento delle dimensioni volute per la realizzazione di opere in “tutto tondo”utilizzate da chi ha già acquisito una buona manualità e capacità di visione globale del soggetto che intende riprodurre.

Queste due soluzioni prevedono l’utilizzo di legno ottimamente stagionato e garantiscono la durata negli anni:

– sezioni di tronco: vengono usate principalmente nei concorsi e non sono stagionate. Si lavorano facilmente ma sono fortemente soggette a crepe e fessure irreparabili

– lavorazioni su tronchi ancora in sede (piantati nel terreno) privati delle parti superflue. Anche qui c’è la certezza di crepe ma, se le opere sono eseguite a scopo decorativo per sentieri didattici o turistici, con una manutenzione periodica possono durare per molti anni.

Tipologie di legni “morbidi”

Pinus cembra –pino cembro – cirmolo: è tra i più teneri ed in genere presenta molti nodi inamovibili ma lavorabili. Molto utilizzato per lavori rustici in quanto i nodi, le venature ed il colore molto variabile (giallo bianco rosa) non sono adatti per volti o particolari che devono essere messi in risalto. Sconsigliato per opere estremamente accurate. E’ tra i più utilizzati nei concorsi. Habitat: da 700 a 2.500 mt.

Tilia europaea T. cordata T.ssp.- tiglio: colore chiaro fino ad avorio, è forse il più in voga fra gli scultori perché facilmente lavorabile, con venature non sempre evidenti, e permette a chi è più abile di realizzare anche piccoli particolari. Attenzione alle striature grigio/nerastre che sono presenti nelle piante potate; possono emergere in profondità e deturpare in modo irrimediabile un buon lavoro. Habitat: dalla pianura (molto usato nelle città per viali e parchi) e spontaneo sino a 1.300 mt.

Celtis australis – C. sinensis – bagolaro – spaccasassi: color giallo citrino molto tenue con venature pressoché assenti. Difficoltà per il reperimento, ma consente di eseguire opere molto raffinate. Habitat: molto usato nei viali e parchi cittadini, ma anche spontaneo sino ad 800 mt.

Populus alba – pioppo bianco: (in alcune località è detto anche il “noce dei poveri”) perchè le venature ed il colore delle parti interne del fusto sono molto simili al noce italiano. Largamente usato dai mobilieri, è un ottimo legno duttile e di media durezza; sconsigliato per opere scultoree molto ricche di particolari in quanto tende a sfogliarsi richiedendo molto tempo per la pulizia finale. Habitat: spontaneo dalle basse quote sino a 2.200 mt. per lo più in boschi misti.

Platanus occidentalis – P. acerifolia – P. orientalis – platano: colore chiaro con marezzature grigie ed arancioni. La struttura delle fibre è granulare e non permette lavorazioni di piccoli particolari ma le opere di grandi dimensioni riescono a stupire per il colore finale. Si fessura poco ed è esente da parassiti, si stagiona velocemente. Habitat: parchi e viali cittadini; a bassa quota (fino a 500 mt.) sono presenti sporadici esemplari inselvatichiti.

Alnus glutinosa – alno nero, ontano: colore rossastro con venature leggere. Le fibre interne molto tortuose e discontinue gli permettono di non farsi impregnare dall’acqua; usato per palificazioni di moli ed imbarcaderi sui fiumi, per parti di mulini, ecc. E’ sottovalutato ma ha una buona resa in scultura e permette lavorazioni anche sui particolari minuti. Habitat: dalla pianura sino a 1.500 mt.

Ulmus glabra –U. campestris –U.laevis – olmo: colore nocciola chiaro, venature regolari poco evidenti. Meno usato di altri per la minor facilità di reperimento, è da tenere presente per tutte le opere che si accordino con il colore del legno. Alcune parti sono già più dure da lavorare e questo ci permette di passare alla sezione successiva. Habitat: spontanei dalla pianura sino a 1.500 mt.

Riccardo Arnoulet


One Comment

  • ottobre 16, 2014 Guido says:
        Reply

    spettacolare la descrizione dei legni anche per scegliere qualcosa di più pregiato per le opere future


Leave Your Comment