Anche se questa piccola cosa non ha nulla a che fare con la scultura in nessuna delle sue manifestazioni, sono convinto che perdere un po’ (poco per altro) del proprio tempo per cercare di avere una maggiore comprensione di coloro che ci stanno accanto non è un pessimo modo di passare un quarto d’ora della propria esistenza specialmente per chi vive in una zona di confine come la nostra  e non è difficile che quelli dei paesi vicini, pur essendo anche loro Piemontesi, possano parlare un linguaggio diverso; cosa che per centinaia di anni ha causato divisioni, lotte tra paesi e perfino diversi morti.

Infatti se si apre un compasso su di una cartina geografica per una ampiezza pari ad una quarantina di chilometri e si traccia un cerchio con centro su Val della Torre, ci si accorge che in quella zona tutto sommato esigua, si parlano due lingue, due dialetti1 e se questo cerchio si allarga di poco i dialetti diventano addirittura quattro.

Infatti c’è l’Occitano lingua che si parla dall’alta Val di Susa fino a tutte le valli cuneesi del versante italiano delle Alpi con circa 200.000 parlanti, il dialetto Franco – provenzale usato su entrambi i versanti delle montagne della bassa Val di Susa, in val Sangone, in tutto il Canavese a partire da Mathi e Ciriè ed in tutta la Val d’Aosta con non meno di 120.000 persone che lo conoscono ed ovviamente il dialetto gallo – italico (piemontese) che si parla senza variazioni troppo significative nel resto del Piemonte. Ampliando di poco il cerchio si trovano il Ligure ed il Walser (valligiano in alemanno) delle alte vallate del Piemonte settentrionale, nella Val d’Aosta orientale e nel Massiccio del Rosa dove si trovano nuclei di popolamento alemannico risalenti all’XI  –  XIII secolo (in corrispondenza all’espansione dell’economia agricola dei secoli XII e XIII), dovuti al radicamento signorile di feudatari piemontesi e lombardi che avevano acquisito, tramite matrimoni, quei territori di montagna ed i loro accordi con dei feudatari bavaresi per popolare quelle valli2.

Da questo si capisce la ragione per cui un abitante di Dronero che viene a Torino, per farsi capire deve parlare l’italiano mentre non ha problemi di comunicazione se,  senza neppure sapere una parola di francese, attraversa tutta la Francia del sud .

L’esempio forse più indicativo sulle differenze di linguaggio si ha tra Condove e Chiusa di San Michele; due paesi  della Val di Susa vicinissimi l’uno all’altro tanto da avere un’unica stazione ferroviaria, ma con differenze linguistiche clamorose: a Condove dicono al can, al gat e la crava in perfetto piemontese mentre quelli della Chiusa dicono: u cin, u ciat e a creva in franco provenzale. I due paesi sono separati solo dalla Dora, ma questa divisione è stata sufficiente per creare queste differenze.

Spero di non avere annoiato chi ha avuto la pazienza di leggere e sono a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Mario

1 Comuni che hanno dichiarato l’appartenenza, ai sensi della legge 482/99, alla minoranza linguistica  storica occitana e quelli che hanno dichiarato la loro appartenenza alla minoranza franco provenzale. Elenco controllato con le carte linguistiche dell’AIS.

2Cfr. T. TELMON, Le minoranze linguistiche in Italia, Torino, 1992, p 87 e segg.


One Comment

  • agosto 26, 2014 Mister B says:
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    Molto interessante


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