Lo papiro et lo legno

lo ferro et lo crayon

io canto in versi mesti

pria che in pianto si trasformin lesti.

Questo chiasmo, per altro abbastanza indecoroso, serve solo per introdurre il concetto fondamentale che “non esiste bella scultura senza bel disegno” ed è per questo che quando la scuola stabilì  di istituire un corso di disegno, pur con riluttanza e la morte nel cuore, decisi di iscrivermi.

Espresso in questo modo il concetto è poco comprensibile, ma si rifà ad un episodio della mia  gioventù (che ovviamente non rivestirà alcun interesse per chi avrà il fegato di leggere queste righe, ma che ha segnato profondamente la mia esistenza). Un giorno mio padre finissimo disegnatore tecnico ed ottimo paesaggista (i suoi quadri li vendeva tutti senza difficoltà) decise di provare ad insegnare il disegno ornato al figlio studente delle Medie. Per farla breve, dopo un’oretta di vani sforzi ed almeno un quarto d’ora di truci contumelie e male parole, per non uccidermi, azzannò il tavolo di  marmo della cucina e per mia fortuna il dolore gli impedì di passare a vie di fatto appendendomi fuori del balcone. Decretando la mia totale incapacità al disegno, per non rovinarsi il fegato, si rifiutò di insegnarmi oltre. Dopo queste fosche premesse, per una serie di circostanze quasi tutte sfavorevoli, dovetti occuparmi seriamente di disegno tecnico, ma per me il disegno a mano libera fu sempre un terribile nemico.

Dopo questa logorroica premessa necessaria però per inquadrare il problema, mi trovai infine un mercoledì sera con un portapenne, tre matite una più grassa dell’altra un paio di gomme ed una serie di fogli formato A3 seduto ad un tavolo intento prima a fare aste, poi prospettive, poi paesaggi tribolando sempre come un “sasino” (posto che i sasini tribolino) alle prese con chiaroscuri, ombreggiature e tutti gli altri annessi che un disegno a mano libera porta fatalmente con sé. La cosa più tragica è stata quando sono stato costretto con grande difficoltà a disegnare mani mentre i miei compagni di banco, perfettamente felici, facevano una mano dopo l’altra peggio di Muzio Scevola dopo il suo inopinato incontro con Porsenna.

L’unica nota positiva è l’atteggiamento dell’insegnante che continua a dirmi che dopo tutto il mio modo di disegnare non è poi così ignobile. Il sollievo è però velato dal sospetto che avendo conosciuto Elena fin da quando era una frugoletta, ammorbidisca i giudizi per non causarmi un trauma irreversibile.


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